Il territorio idrogeologico in epoca protostorica era molto diverso rispetto ad oggi. Quella zona pianeggiante, occupata dalla pianura circostante la città di Grosseto, era praticamente un grande golfo navigabile. Nel tempo, a causa dei numerosi fiumi e corsi d’acqua, il bacino si è tramutato in palude. Prima, però, in epoca Etrusca, IX-III  secolo a.C. vede il sorgere di villaggi, necropoli e due polis importantissime facenti parte delle dodici potenti città confederate – parliamo di Roselle e Vetulonia. Ambedue ricche di strutture urbanistiche, tornate alla luce grazie a ricerche archeologiche tuttora in corso. Tombe a pozzetto, a camera e sopratutto a Tholos, mostrano la ricchezza dei principi di quel tempo. Reperti aurei (fibule, armille, collane), unitamente a manufatti in bronzo e in ferro palesano la grande perizia nell’estrazione e lavorazione dei metalli. Teniamo conto, che sull’isola d’Elba esistevano miniere di ferro e le Colline Metallifere offrivano metalli di ogni tipo. Con la conquista romana le antiche città mutano la struttura politica e urbanistica. Il nostro paese assume il nome di  “Mansio Salebrone” o “Salebro” e viene collegato all’antica rete stradale mediante un troncone della via Aurelia. A questo periodo risalgono i resti di una villa con annesse terme e pavimenti musivi, villa ubicata tra il mare e quel golfo, che nel frattempo ha assunto il nome di Lacus Prilius.                     

Dopo la caduta del’Impero Romano la zona subisce l’impaludimento con la contaminazione della zanzara anofele, portatrice di malaria, dai poveri abitanti chiamata “terzana” o “mala aria”. “Terzana”- per i picchi di febbre ogni tre giorni e “mala aria” perchè la causa del problema era identificata erroneamente nei miasmi putridi dati dalla mescolanza delle acque dolci con quelle marine. Per questa credenza, durata fino all’epoca moderna, nel  XVIII secolo il Granduca di Toscana Pietro Leopoldo fece erigere quel suggestivo edificio, chiamato “Casa Rossa”, edificata da Leonardo Ximenes, su tre arcate dotate di cateratte. La costruzione serviva per la separazione delle acque e per canalizzare, in apposite reti, i prodotti ittici.

Tornando al medioevo, sul colle occupato dal “paese Vecchio”, gli abitanti, per ripararsi dai saraceni, da predoni del mare e dai venti distruttori costruiscono le loro povere abitazioni dalla parte opposta al mare. Nel 962 l’imperatore Ottone I di Germania, necessitando delle strutture portuali di Pisa, concede alla città  parte della costa, compreso il territorio dell’ormai impaludato Lago Prile adibito a peschiera. In funzione di tale attività il paese trasforma il suo nome in Piscaria. Per motivi difensivi, il territorio si va arricchendo di torri di avvistamento. Poi, sul colle principale del centro abitato, i Pisani affiancano la torre semaforica con altre due e raccordano il tutto con cortine murarie. Sorge il Fortilizio a pianta genericamente triangolare e il paese muta ancora il toponimo in Castrum Castellionis de Piscaria. I pericoli esterni sono tanti, per cui si rende necessario perimetrare tutto il borgo con mura di cinta dotate di ben undici torrioni e tre porte d’accesso. Tuttavia l’insicurezza e la povertà economica degli abitanti non beneficiano di progressi socio-economici, per cui nel 1404, i castiglionesi si sottopongono volontariamente al governo fiorentino. Causa le vicende belliche del territorio italico nel 1447 Castiglione subisce l’occupazione del re di Napoli Alfonso d’Aragona, il quale fa rafforzare la rocca con lo scopo di potenziare le strategie difensive. Nel lato del castello prospiciente il mare vengono costruiti piani abitabili. Nel 1460 il figlio del re, Ferdinando, riconoscente a Pio II, che appoggia la politica aragonese contro le pretese di Carlo VIII di Francia sul regno di Napoli, dona il paese di Castiglione ai nipoti del Papa Antonio e Andrea Piccolomini. Alterne vicende, con tentativo di Siena di impossessarsi del territorio, unitamente a continue scorrerie dei corsari e dei turchi, rendono oneroso il mantenimento di questa porzione di costa da parte degli eredi aragonesi, che oltretutto risiedono nella non vicina Napoli. Cosi, dopo contrattazioni, i coniugi Indico e Silvia Piccolomini vendono a Eleonora di Toledo, moglie  del granduca Cosimo I di Medici il castello di Castiglione della Pescaia, il Forte delle Rocchette con tutto il territorio limitrofo. Il prezzo convenuto è di 32.000 ducati e mezzo.

Corre l’anno 1559, inizia quel dominio mediceo, che annette la zona al Granducato di Toscana. Situazione, che durerà fino all’estinzione del Casato avvenuta con la morte dell’ultimo discendente Gian Gastone (1737). Il 18 novembre 1738, un accordo stipulato da Austria, Francia, Inghilterra e Olanda assegna il Granducato con la nostra zona a Francesco Stefano Asburgo Lorena del Casato Imperiale d’Austria. Il dominio lorenese segna una certa ripresa socio-economica grazie a Pietro Leopoldo (granduca dal 1765 al1790, poi imperatore in patria) e Leopoldo II  che intensifica la bonifica della Maremma. Inoltre, ambedue si adoperano per migliorare le condizioni di vita degli abitanti e la valorizzazione del patrimonio ambientale e siderurgico. Al primo, va ascritta l’edificazione, tramite il geografo e metematico Leonardo Ximenes, che ne fu il progettista, della citata Casa Rossa, ubicata nel “Padule della Diaccia Botrona” e l’acquedotto su arcate, che, partendo da una sorgente situata nei poggi di Tirli, passando dall’eremo di San Guglielmo d’Aquitania, giungeva al paese. Eremo, trasformato successivamente in convento, le cui rovine piene di fascino giacciono nella suggestiva boscaglia di Malavalle. A Leopoldo II bisogna riconoscere la valorizzazione della siderurgia elbana lavorata nella Magona di Follonica. Comprensorio avvenieristico, dati i tempi poichè oltre ai forni fusori, alle officine,ai magazzini e alle attrezzerie prevedeva abitazioni per dirigenti e operai con le loro famiglie, conferendo ad ogni livello di operatori dignitose condizioni di vita. Sotto questi granduchi tutta la Maremma beneficia di un relativo progresso anche se, causa la “terzana” estiva, gli uffici nei mesi caldi devono essere trasferiti sull’altura del delizioso paese di nome Tirli. Tirli, Buriano, Vetulonia – antichi centri ricchi di storia leggibile ancora nelle chiese, nei resti di castelli e di remote urbanizzazioni etrusco-romane. Meritano una particolare menzione le necropoli sparse un pò ovunque- Pian d’Alma, Poggio alla Guardia, colle Baroncio, Poggio Belvedere e tanti altri siti che mostrano tombe a pozzetto di tipo villaviano o di età orientalizzante o arcaica. Siti interessantissimi per ricostruire storia, miti o tipologie architettoniche di interesse mondiale.All'epoca rinascimentale, proprio nel cuore di Castiglione della Pescaia, sul paese alto meritano menzione due palazzi rinascimentali: l’uno appartenuto alla famiglia Centurioni, ubicato tra le vie di Mezzo e dell’Ospedale, l’altro della nobile famiglia Camajori, ai quali Leopoldo II concesse le proprie insegne, visibili sopra il portale di ingresso dell’edificio in via dell’Amore.    

Il dominio lorenese, nonostante la parentesi napoleonica, durò con alterne situazioni fino alla pacifica rivoluzione del 27 aprile 1859 con Firenze, che si schiera con il nuovo stato Italiano, e annette anche il Granducato al regno di Savoia.Sarà solo nel corso della II Guerra Mondiale, col passaggio dell’esercito americano, che la bonifica maremmana avrà pieno compimento. Per la gran quantità di insetticida versato, tutta la Maremma sarà definitivamente liberata dal parassita anofele. Da quel momento la costa e il suo entroterra attireranno studiosi e turisti da tutto il mondo. Amici svedesi dal 1960  hanno edificato in zona Riva del Sole un loro ameno villaggio. Per la bellezza e la salubrità del territorio Castiglione della Pescaia è diventata una delle mete più ambite per villeggiarvi, sia nella stagione estiva, che nelle altre. Sempre il paese regala a raffinati intenditori tutto il suo bagaglio culturale e ambientale. Spiagge seriche, mare terso, pinete lussureggianti, prati, boschi e colli si offrono a coloro che amano ritemprarsi nel corpo e nello spirito.

   Riduci

Il territorio idrogeologico in epoca protostorica era molto diverso rispetto ad oggi. Quella zona pianeggiante, occupata dalla pianura circostante la città di Grosseto, era praticamente un grande golfo navigabile. Nel tempo, a causa dei numerosi fiumi e corsi d’acqua, il bacino si è tramutato in palude. Prima, però, in epoca Etrusca, IX-III  secolo a.C. vede il sorgere di villaggi, necropoli e due polis importantissime facenti parte delle dodici potenti città confederate – parliamo di Roselle e Vetulonia. Ambedue ricche di strutture urbanistiche, tornate alla luce grazie a ricerche archeologiche tuttora in corso. Tombe a pozzetto, a camera e sopratutto a Tholos, mostrano la ricchezza dei principi di quel tempo. Reperti aurei (fibule, armille, collane), unitamente a manufatti in bronzo....Leggi Tutto